Milano – Il Made in Italy si conferma tra i sistemi industriali più competitivi a livello globale, con posizionamenti di leadership in diversi comparti: primo nell’occhialeria, nei gioielli in metalli preziosi e nei filati in lana, secondo nelle bevande e nei vini, terzo in arredo, profumi e gioielleria, e quarto nell’haircare e make-up. Un risultato che contribuisce a un surplus commerciale di 122 miliardi di euro, terzo al mondo dopo Cina e Germania, secondo Fondazione Edison e Mimit. Il modello italiano si caratterizza per la centralità delle filiere integrate, in cui imprese e competenze operano lungo l’intera catena del valore. In questo quadro, il packaging rappresenta una filiera ormai autonoma e strategica: da funzione di supporto a food, chimico e farmaceutico, è evoluto in un comparto strutturato, con una progressiva concentrazione industriale e un ruolo crescente nei processi di innovazione.

Tra i settori più dinamici emerge la cosmetica, che si distingue per un’elevata propensione all’innovazione, con investimenti in ricerca e sviluppo pari al 5–6% del fatturato, superiori alla media industriale nazionale. Il comparto si conferma driver competitivo internazionale grazie alla capacità di anticipare i trend e sviluppare soluzioni ad alto valore aggiunto. Un esempio è Intercos, che con 12 centri di ricerca si posiziona come partner industriale globale per i principali brand del settore. Si consolida inoltre il modello ‘full service’, in cui le imprese evolvono da semplici produttori a fornitori di soluzioni integrate che includono sviluppo prodotto, personalizzazione, analisi di mercato, logistica e supporto alle strategie di go-to-market. Nel packaging, operatori come Lumson e Premi, oggi parte di Berlin Packaging, rappresentano l’evoluzione del settore verso modelli sempre più integrati e orientati al servizio.

In questo scenario, cosmetica e packaging si confermano tra le filiere più strategiche per la crescita futura dell’industria italiana.