Dalle challenge sui social che invitano all’esposizione senza protezione, alla crescente presenza dei filtri Uv nei prodotti make-up. L’estate 2026 racconta due approcci opposti. E il caso del rapper Salmo riporta l’attenzione sui solari e sul loro corretto utilizzo.
Eleonora Davi
Ogni estate porta con sé un nuovo trend. Quello del 2026 si chiama ‘tanmaxxing’ e ha un obiettivo molto semplice: abbronzarsi il più possibile, nel minor tempo possibile. La tendenza, diventata virale soprattutto su TikTok e Instagram, invita a esporsi nelle ore centrali della giornata, utilizzare oli o acceleratori dell’abbronzatura e, in alcuni casi, rinunciare del tutto alla protezione solare. Il risultato è una tintarella intensa, possibilmente con il segno del costume ben visibile, da mostrare sui social.
Il tanmaxxing non arriva però dal nulla. È, in qualche modo, l’evoluzione della Sunburn Challenge, la sfida che aveva fatto discutere già nell’estate 2025. Giovani e giovanissimi, spinti dalla ricerca di visibilità e dall’attrazione per i ‘like’, si esponevano al sole senza protezione, trasformando scottature dolorose in contenuti da condividere online. Ora la logica cambia leggermente: non si tratta soltanto di mostrare una scottatura, ma di portare l’abbronzatura al massimo. Il termine nasce infatti dall’unione di ‘tan’, abbronzatura, e ‘maxxing’, cioè portare qualcosa al massimo. E se non tutti i contenuti legati al fenomeno invitano esplicitamente a eliminare la crema solare, il problema nasce quando l’arrossamento della pelle viene considerato un passaggio quasi necessario per raggiungere il risultato.
Un messaggio che arriva proprio mentre il rapporto con la protezione solare sta cambiando. Il solare non è più soltanto quello da mettere in valigia prima delle vacanze. L’SPF è ormai entrato nella skincare quotidiana. Creme viso, fluidi, sieri, primer e persino fondotinta e altri prodotti make-up vengono formulati con fattori di protezione. L’obiettivo non è solo evitare la classica scottatura estiva, ma proteggere la pelle dai raggi Uv anche nella vita di tutti i giorni e contrastare il fotoinvecchiamento.
Il cambiamento si riflette anche nei numeri. Secondo Circana, nei sei principali mercati europei – Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito – il mercato Sun Care ha raggiunto circa 1,6 miliardi di euro, crescendo dell’11,6% nelle 52 settimane terminate il 29 marzo 2026. Nel beauty prestige europeo, le vendite di prodotti con SPF hanno sfiorato i 240 milioni di euro (+17%), mentre i solari viso hanno registrato un incremento del 26%.
A riportare il tema dei solari al centro dell’attenzione è stato anche il caso del rapper Salmo. Il cantante ha raccontato sui social di avere avuto una recidiva di carcinoma basocellulare e ha collegato la propria esperienza all’utilizzo delle creme solari. Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo quelle della nutrizionista e specialista in oncologia Debora Rasio, che in un video, poi rimosso, aveva sostenuto che i solari aumenterebbero il rischio di tumori della pelle, compreso il melanoma. La questione ha riacceso la discussione sui social. Ma la realtà è più complessa. Il fatto che una persona utilizzi una protezione e sviluppi successivamente un tumore non dimostra che sia stata la crema a provocarlo. Nel rischio di sviluppare un tumore cutaneo entrano infatti in gioco diversi fattori: fototipo, predisposizione genetica, esposizione cumulativa ai raggi UV e scottature accumulate nel corso della vita.
Ed è proprio questo il punto. La crema solare protegge, ma non fa miracoli. Riduce la quantità di radiazioni Uv che raggiunge la pelle, ma non le elimina completamente. E soprattutto, l’utilizzo di una crema con un SPF elevato non significa poter rimanere al sole senza limiti. La quantità applicata conta, così come la necessità di riapplicare il prodotto dopo il bagno, la sudorazione o l’attività fisica. Anche perché la protezione non passa solo dal flacone: cappello, abbigliamento, ombra e una minore esposizione nelle ore in cui i raggi Uv sono più intensi fanno parte dello stesso sistema.
Insomma, tra chi vuole ‘massimizzare’ la tintarella e chi ormai inserisce l’SPF nella propria routine quotidiana, l’estate 2026 racconta due approcci opposti. Da una parte una tendenza social che trasforma l’esposizione estrema in una prova da condividere, dall’altra una categoria che si allontana sempre più dall’idea di prodotto esclusivamente estivo. Il solare entra nella skincare, nel make-up e nelle abitudini di tutti i giorni. Ma resta fondamentale ricordare che un filtro Uv non è una licenza per esporsi senza limiti. Protegge, ma non annulla i rischi.