Grande folla alla riapertura del pdv di viale Piave a Milano, con un nuovo layout e il Bar Atlantic. Il direttore commerciale della catena a tutto campo sullo scenario di mercato e sui progetti dei prossimi anni. Con investimenti importanti a Roma e in Romagna. Ma la Lombardia resterà centrale.
Di Federico Robbe
Milano, viale Piave. Nel caldo torrido di mercoledì 29 luglio riapre lo storico punto vendita Esselunga, inaugurato nel 1973 e da oltre cinquant’anni punto di riferimento per un quartiere densamente abitato e ricco di uffici. Presenti al taglio del nastro il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il governatore della Regione Attilio Fontana, il direttore de La Verità Maurizio Belpietro, il direttore del Corriere Luciano Fontana, il presidente di Villata Immobiliare Angelino Alfano. E naturalmente Marina Caprotti e Giuliana Albera. Avvistati anche diversi fornitori di peso del settore salumi e formaggi, in un clima glamour e molto milanese. Perfetto per un’apertura attesissima. Esselunga ribadisce così la centralità di Milano e ‘mostra i muscoli’ con un assortimento per tutte le tasche, dalla birra Moretti in super offerta al Sassicaia da 320 euro. Interessante la sezione giornali e libri, ormai una rarità nei punti vendita. Tutti i dettagli sullo store e sui prossimi passi di Esselunga dalla voce di Eugenio Neri, direttore commerciale.
Com’è cambiato il punto vendita?
Dopo oltre un anno di lavori (lo store ha chiuso nell’aprile 2025) abbiamo messo a punto una rivisitazione importante, con 100 mq in più di superficie. In tutto ci sono 9.500 referenze, ma soprattutto sono stati aggiunti dei servizi: il banco delle carni, del pane, la gastronomia, l’enoteca con 700 referenze. Abbiamo dato più spazio ai freschi, dato che la clientela sta cambiando, con una maggiore frequenza d’acquisto e un’attenzione appunto ai freschi e freschissimi.
E poi c’è il Bar Atlantic…
È un servizio per noi fondamentale. C’è una grande sinergia tra il bar e quello che offriamo in negozio: una dinamica evidente nei punti vendita LaEsse con il format ibrido HorecaGdo, ma anche in questa tipologia di store non troppo estesi, come viale Piave. Un ulteriore step sarà l’apertura di eb – esserbella, con un angolo di parafarmacia e servizi come epilazione, manicure, parrucchiere.
Qual è l’incidenza della Mdd per la catena?
La quota è di circa il 25%. Sui negozi più piccoli tendiamo a spostare l’offerta sui prodotti a marchio, ma comunque c’è un investimento importante sul segmento, sia in termini di assortimento che di prezzo. Da settembre 2025 abbiamo iniziato una politica di ribasso dei prezzi molto impattante, che sta dando ottimi risultati sia a volume che a valore. Con la Mdd intendiamo fidelizzare i consumatori puntando sulla convenienza, intesa come rapporto qualità-prezzo.
Parliamo di ortofrutta, che è un po’ il tallone d’Achille della Gdo. Come si sta muovendo Esselunga per offrire una maggiore freschezza?
Quando ci sono alti volumi è complicato mantenere un livello qualitativo sempre al top in questo settore. Noi abbiamo un team di persone che assaggiano i prodotti tutte le mattine e, in caso di problemi, respingono la merce. Sul grado di maturazione adeguato si apre il dibattito: l’unico lavoro che possiamo fare è controllare la merce. Abbiamo anche fatto un test con il brand Natura Matura, preparando una selezione di articoli al giusto punto di maturazione.
Quali saranno le prossime aperture?
Ci saranno investimenti importanti in Romagna, dove vogliamo spingere anche con l’e-commerce. Apriremo alcuni punti vendita LaEsse a Milano e un altro a Genova. La Lombardia rimane prioritaria. E vogliamo crescere molto a Roma, dove puntiamo a svilupparci. Nel Sud Italia, invece, sicuramente non apriremo nulla.
Quali progetti di sviluppo avete sul Bistrot di piazza Risorgimento a Milano?
Vorremmo far ‘vivere’ il punto vendita al piano superiore, che è un po’ lo spirito con cui è nato. Al momento resta un unicum non replicabile. Che chiusura di anno si aspetta? Penso che sarà un anno complicato, soprattutto per i risultati del secondo semestre. Il clima così caldo non aiuta i consumi e poi aggiungo che c’è una grandissima competizione sui prezzi. Ci sarà sempre qualcuno che venderà un prodotto a un centesimo in meno rispetto a noi. Ma noi non possiamo puntare sul prezzo, abbiamo altre caratteristiche: freschezza, piatti pronti, servizi. Penso che la guerra dei prezzi non faccia bene a nessuno.
Ci sono troppi punti vendita in Italia?
C’è un’offerta eccessiva e ci aspettiamo un effetto concentrazione, dato che il mercato è molto maturo. Quindi a un certo punto bisogna razionalizzare. Direi piuttosto che ci sono troppi punti vendita che non rispondono alle esigenze dei clienti. Bisogna fare evolvere il punto vendita: se rimane sempre uguale a se stesso a un certo punto esce dal mercato. Le esigenze fondamentali dei clienti cambiano, tra queste c’è la chiarezza espositiva: la distribuzione ragiona ancora per reparti, ma pensiamo ai piatti pronti. Sono presenti un po’ ovunque, in maniera poco organica: carne, pesce, gastronomia. Il mio ‘sogno’ è avere un giorno tutti insieme i piatti pronti Esselunga.
Ultima domanda: il nuovo amministratore delegato e direttore generale Claude Sarrailh sarà venuto a trovarvi, immagino…
Direi no comment… [ride, ndr].