Il Tribunale di Milano dispone l’amministrazione giudiziaria per il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Al centro del provvedimento le presunte carenze di vigilanza nei rapporti con Synextra.
L’industria italiana del riciclo? Un modello d’eccellenza per l’Europa. O almeno è quanto siamo abituati a sentirci dire. Guardando solo ai rifiuti da imballaggio, nel 2025 l’Italia ha riciclato 10 milioni e 970mila tonnellate, pari al 77,3% di un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila tonnellate, superando abbondantemente il target del 70% fissato dall’Europa al 2030. “È un traguardo importante, che conferma il primato dell’Italia nell’economia circolare e l’efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, consorzi e cittadini”, commentava a luglio Vannia Gava, viceministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, alla presentazione dei dati da parte del Conai.
Arriva quindi come una doccia fredda il provvedimento del Tribunale di Milano che, il 16 settembre, ha disposto un anno di amministrazione giudiziaria per Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Attenzione: non si tratta di un’indagine penale nei confronti del Consorzio – che non risulta indagato per i reati ambientali al centro dell’inchiesta -, ma di una misura preventiva collegata alla presunta mancata vigilanza sulla gestione dei rifiuti affidata a Synextra Spa. Al centro delle indagini ci sarebbe il Centro di selezione e stoccaggio di Corsico gestito da quest’ultima, che avrebbe miscelato materiali di diversa origine, alterato classificazioni e manipolato analisi qualitative su almeno 240mila tonnellate di rifiuti tra il 2023 e il 2025, con un profitto stimato in 58,3 milioni di euro. L’interesse economico della società sarebbe stato anche quello di migliorare il proprio “indice di performance”, parametro che consente ai centri di selezione di ricevere quantità crescenti di materiale.
Il rapporto economico con Corepla era significativo: secondo il decreto, tra il 2020 e il 2025 Synextra avrebbe fatturato al Consorzio oltre 69,5 milioni di euro, una quota compresa tra il 54 e l’86% del volume d’affari degli impianti interessati. Cose viene contestato a Corepla? Una carenza di vigilanza che, secondo il Tribunale, si traduce in una presunta “agevolazione colposa”, visto che in Corepla era evidente che qualcosa non quadrava. “Fanno quello che vogliono”, “così nessuno ci capisce niente”, “l’importante è che la roba vada a riciclo”, sono alcune dalle intercettazioni raccolte dagli inquirenti. In una nota diffusa mercoledì, Corepla ha precisato che il professionista nominato dal Tribunale affiancherà nella gestione gli organi e il management del Consorzio, senza sostituirsi ad essi; e ha inoltre dichiarato di aver sempre svolto i propri compiti “con il massimo rigore e nel pieno rispetto delle norme del settore”.
Il provvedimento arriva in un momento particolarmente delicato per l’industria della plastica riciclata. Nel 2025 la domanda è stata messa sotto pressione dal calo dei prezzi della plastica vergine e dalla concorrenza di importazioni extraUe “a prezzi stracciati”, come lamenta lo stesso presidente Corepla, Giorgio Quagliuolo. A questi si somma la “cronica carenza impiantistica del sistema italiano”. La raccolta, intanto, continua a crescere: nel 2025 quella differenziata urbana degli imballaggi in plastica ha sfiorato 1,3 milioni di tonnellate, +3,75% sull’anno precedente. Ma la difficoltà nel collocare i materiali riciclati sul mercato rischia di produrre un collo di bottiglia lungo una filiera che, oggi, appare più fragile che mai.