Milano – La crisi legata al conflitto con l’Iran sta iniziando a colpire anche la filiera globale della cosmetica, facendo aumentare i costi di produzione e trasporto di prodotti apparentemente lontani dalle tensioni geopolitiche, come creme per il viso, rossetti e packaging in plastica. Una situazione che dimostra quanto anche il settore beauty dipenda da rotte commerciali internazionali fragili.

Il tema dell’aumento dei costi è stato al centro del Cosmoprof di Bologna, una delle principali fiere mondiali del settore. Le principali preoccupazioni riguardano l’aumento del prezzo delle materie prime e dei trasporti, conseguenza dell’impennata del petrolio e delle difficoltà nelle spedizioni causate dal blocco dello Stretto di Hormuz. Simone Dominici, amministratore delegato del gruppo italiano Kiko, ha spiegato che l’azienda sta già registrando rincari legati all’energia e ritardi nelle consegne, stimando per il 2025 circa 1,5 milioni di euro di costi logistici aggiuntivi. La scarsità di container disponibili, molti dei quali bloccati in Medio Oriente, sta inoltre rallentando la movimentazione delle merci. A questo si aggiungono i rincari di componenti chimici e materiali per il packaging, spesso provenienti dall’Asia. Anche i fornitori stanno correndo ai ripari. Yonwoo, produttore di contenitori per L’Oréal e marchi K-beauty, sta cercando di assicurarsi scorte di resine plastiche per continuare a produrre vasetti per skincare e cosmetici.

Oltre all’aumento dei costi, come riporta Esm magazine, il settore teme anche un possibile calo della domanda, con i consumatori penalizzati dall’inflazione.  Intercos e Ancorotti Group, tra i principali produttori conto terzi italiani, non segnalano per ora gravi carenze di forniture, ma evidenziano tempi di consegna più lunghi, logistica più costosa e materie prime più care. Secondo Roberto Bottino, Ceo di Ancorotti, consegne che prima richiedevano otto settimane ora possono richiederne fino a 14. Alcuni clienti stanno anche valutando il trasporto ferroviario verso l’Asia come alternativa.

Anche l’accesso ai mercati mediorientali rischia di complicarsi. Fabio Franchina, presidente di Framesi, ha spiegato che alcuni distributori stanno studiando rotte alternative, come spedizioni verso Gedda seguite da trasporto su strada, mentre in alcuni casi si ricorre al trasporto aereo, molto più costoso.

Nel 2025 l’Italia ha prodotto cosmetici per 18 miliardi di euro, di cui 8,4 miliardi destinati all’export, secondo i dati di Cosmetica Italia. Il Paese è il quinto esportatore mondiale di prodotti beauty e tra i principali produttori di tinture per capelli, make-up occhi e profumi.