Abbiamo chiesto a espositori e visitatori di esprimere il loro parere sui temi che hanno acceso il dibattito post-fiera. Dalla richiesta di allungamento a tre giorni all’organizzazione dei padiglioni per merceologie. Ecco cosa ci hanno risposto.
A CURA DELLA REDAZIONE
Dopo Il Pagellone, ecco Il Sondaggione: un’inchiesta anonima rivolta a espositori e visitatori di Marca 2026 per conoscere la loro opinione sul dibattito che ha infiammato il post-fiera. D’altronde, la crescita esponenziale della rassegna bolognese impone un ragionamento strategico. E chissà che i consigli dell’industria e della distribuzione, veri protagonisti della kermesse, non possano contribuire alla costruzione di un evento ancor più di successo.
Ecco quindi i numeri: 287 le risposte che abbiamo registrato, così suddivise percentualmente: 44,6% di espositori appartenenti al mondo dell’industria, 12,2% gli espositori della distribuzione, 13,6% i buyer e un 3,8% di altri profili, tra agenti, consulenti, stampa e fornitori. L’ipotesi di allungare la fiera da due a tre giorni è sicuramente il punto più dibattuto. Con un risicato 52,6% vince il fronte di chi sostiene che la manifestazione “sia perfetta così com’è”. “Le fiere che durano due giorni sono le più produttive”, scrive un visitatore, mentre un altro avverte che “portare la fiera a tre giorni avrebbe più svantaggi che benefici”. Si ferma quindi al 45,3% (se tralasciamo un 2,1% di voti che possiamo categorizzare come ‘indecisi’) il fronte di chi vorrebbe che Marca venisse estesa a tre giorni. “La rassegna è cresciuta tanto, il tempo va ripensato”, osserva un espositore, sottolineando come più giorni permetterebbero di programmare gli appuntamenti “con le giuste tempistiche”.
Se sulla durata il dibattito resta aperto, c’è invece un punto su cui il consenso è molto più ampio: la necessità di una suddivisione dell’esposizione per categorie merceologiche. 84,3% quelli a favore, 15,7% i contrari. “Senza una divisione per categoria è impossibile per un buyer raggiungere tutti gli stand di interesse”, scrive un operatore. C’è però anche chi teme una perdita di identità: “La suddivisione la farebbe diventare in tutto e per tutto come Cibus e Tuttofood. Anche gli stand sono diventati troppo grandi e ‘pomposi’”. Da qui l’invito a restare concentrati sui punti di forza che hanno sempre caratterizzato Marca: il focus sulla Mdd e un format b2b puro. Solo agli espositori dell’industria abbiamo voluto chiedere anche un parere sull’International Buyer Program del 13 gennaio. Su un totale di 128 risposte, solo il 33,6% ha usufruito della mezza giornata riservata ai buyer esteri. Di questo campione, seppur limitato, l’88,4% si è detto soddisfatto del servizio. Minoritaria (11,6%) la quota di chi ha lamentato una qualità non soddisfacente delle presenze o il fatto che alcuni buyer non si siano presentati.
Abbiamo poi chiesto a tutto il campione di segnalare eventuali osservazioni o critiche che vorrebbero portare all’attenzione degli organizzatori. E non stupisce apprendere che la richiesta di una segnaletica efficace all’interno della fiera, di un miglioramento dei servizi di pulizia ma soprattutto di un intervento forte sulla viabilità esterna emergano come le priorità più condivise. “La logistica è un disastro”, “Uscire dalla fiera è un incubo”, “Parcheggi pochi e carissimi” sono alcune delle osservazioni fatte. Su una cosa, però, si sono rivelati tutti d’accordo: Marca è diventata ormai “troppo importante” per non affrontare questi nodi in modo strutturale.
