Milano – Prosegue il dibattito sulle chiusure domenicali, lanciato da Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop (leggi qui) a cui hanno risposto Federdistribuzione, Angelo Mastrolia (Carrefour-Princes Retail) e Giangiacomo Ibba (Crai) (leggi qui qui). Sul tema interviene anche Giorgio Santambrogio, Ceo di Gruppo VéGé, tramite un post su Linkedin che riportiamo di seguito:

“Il nuovo anno desidera rinforzare quella che è la mia usuale prassi del condividere le mie idee con determinazione, ma sempre con gentilezza, sebbene a volte sostenendo posizioni… scomode, come nel caso odierno delle chiusure domenicali.

Da sempre la mia posizione è chiara: sono contro la chiusura domenicale, cosi come sono nel contempo a favore delle chiusure in determinate festività sia religiose che laiche. Le motivazioni sono articolate, ma cerco di sintetizzarle.

1) parlare oggi di chiusure domenicali significherebbe avviare un dibattito antistorico: i cittadini chiedono sempre più servizi, il consumo non ha più orari, l’on-line è sempre attivo.

2) chiudere le domeniche significherebbe mettere in crisi interi comparti commerciali, (pensate a tutto il grandissimo comparto del non food), con gravi impatti su imprese e occupazione.

3) i collaboratori sono tutelati da turnazioni eque, attente alla qualità e alla legalità delle relazioni di lavoro. Non solo, ma molti giovani chiedono, agevolati dal contratto Federdistribuzione, la possibilità di introitare redditi con il lavoro nel weekend.

4) in una situazione di consumi fragili iniziative in tal senso produrrebbero ulteriori rallentamenti e danni quindi per l’intera economia del paese.

5) semplificare la riflessione sostenendo che chiudere i negozi fisici significherebbe risparmiare sui costi, non considerando gli impatti economici derivanti dalla flessione dei consumi, immaginiamo ad esempio l’impatto sui centri commerciali, è veramente miope e non credibile.

6) come ultima considerazione: l’apertura domenicale non è un obbligo ma una facoltà. Se qualcuno decide di chiudere lo faccia pure, senza pretendere di condizionare il sistema distributivo.

Ribadisco invece la correttezza di chiudere nelle principali festività, che siano Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua, 1 Maggio, 25 aprile o Ferragosto. Che si decida un saggio numero di chiusure obbligatorie!!!”