Grande successo per la fiera della Private label in scena il 28 e 29 maggio ad Amsterdam. Una manifestazione altamente specializzata, orientata al business e con una logistica molto curata. Ricca la presenza di buyer europei. Il nostro pagellone dell’evento.

Dai nostri inviati Matteo Napolitano e Matteo Manenti

Buyer europei
È il motivo principale dell’attrattiva indiscussa che la fiera esercita sulle aziende che hanno mercato continentale. Aldi, Intermarchè, E.Leclerc, Rewe, Migros, Lidl, Tesco, Carrefour, Delhaize…. Difficile trovare assenze di rilievo in questo parterre de roi. Personalmente, chi scrive può citare solo Mercadona, catena che due anni fa aveva invaso Amsterdam e che quest’anno non si è vista. Buyer operativi che, incalzati dalla formula smart, vanno diretti negli stand e parlano subito di business. Un sogno per i professionisti. Su questo punto la fiera non cede e rimane la numero uno in Europa.

Voto: 9

Buyer di altri continenti
Non mancano buyer e importatori da America, Asia e Oceania. Certo, impossibile eguagliare la rappresentatività europea, ma nessuno lo pretende. Diciamo che questi operatori sono la ciliegina su una torta già abbastanza ricca.

Voto: 7,5

Buyer italiani
Che sia per seguire le proposte dei fornitori italiani per i mercati esteri o per valutare i prodotti e le tendenze oltreconfine, la presenza di buyer italiani, anche importanti, è molto nutrita. Avvistate Esselunga, Conad, Coop, Végé, Eurospin, In’s, Maxi Dí, Penny, Alì…

Voto: 8

Ordine stand
Meglio mantenere l’impostazione attuale, con le collettive nazionali raggruppate e le merceologie proposte mischiate, o riorganizzare la fiera per settori? Qui è questione di gusti personali, ed entra in gioco un certo timore a ‘toccare’ una formula che funziona, ma è una domanda lecita. Forse qualche passo in più nella direzione di un raggruppamento anche per merceologia va preso in considerazione, perché aiuterebbe ulteriormente il lavoro di scouting.

Voto: 6

Logistica
Impeccabile. Fiera ben servita dai mezzi, in una città dove gli spostamenti sono semplici. La procedura di registrazione è stata ulteriormente velocizzata, il colore dei badge permette l’identificazione immediata degli interlocutori e dei loro ruoli, anche a distanza. Buona anche l’offerta della ristorazione per la pausa pranzo, divisa tra i locali interni e i food truck che, quando non soffia il maestrale, sono una bella alternativa.

Voto: 9

Specializzazione
È una fiera dedicata esplicitamente alle PL. A differenza di Marca, la manifestazione italiana che si è ispirata ad Amsterdam, qui la mission originale è rimasta intatta. Quasi tutti i prodotti sono proposti come copacker e in molti stand campeggiano i loghi delle insegne con cui si collabora. Ulteriore motivo per bypassare discorsi che esulano dal business nudo e crudo.

Voto: 8

Sala stampa
Una saletta piccola ma molto accogliente e in un’ottima posizione, proprio all’interno del padiglione principale. Per una volta, si evita di raggiungere posti sperduti e improponibili. I giornalisti possono sedersi e lavorare in tutta comodità. E poi la mitica Leonique White – responsabile trade and retail relations – è un’istituzione, sempre sorridente e professionale.

Voto: 9

Italiani ad Amsterdam
Lavazza sulla torre principale del Rai exhibition centre (dove si svolge Plma), Nastro Azzurro sui traghetti che si muovono sui canali in città, ristoranti italiani in ogni angolo, il food truck principale all’ingresso della fiera. E infatti le collettive italiane sono tra quelle più prese d’assalto. Quando ci perdiamo in futili diatribe interne, dovremmo ricordarci del potenziale enorme che siamo in grado
di sprigionare unendo le forze.

Voto: 9